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mercoledì 12 dicembre 2012

MAKHNO - RECENSIONE SHIVER WEBZINE

Chi è Makhno? Makhno è il one man project di Paolo Cantù, musicista autodidatta, sperimentatore estremo della chitarra elettrica e di qualsiasi altra cosa gli capiti tra le mani. Dopo aver militato in alcuni dei gruppi più importanti della penisola, dai pionieri industrial Tasaday alla prima incarnazione degli Afterhours, passando per i seminali Six Minute War Madness e A Short Apnea, fino a tutte le formazioni più recenti, è sempre riuscito a mantenere un profilo basso, arrivando all’esordio solista appena qualche mese fa nel 10” della Phonometak Series, condiviso con l’amico di scorribande sperimentali Xabier Iriondo. Silo Thinking è la sua prima prova in completa autonomia. L’album in vinile 12″ esce in coproduzione con le etichette Wallace Records, Hysm?, Brigadisco e Neon Paralleli (dello stesso Cantù) e vede come unico contributo esterno la presenza di Federico Ciappini (Six Minute War Madness).
Silo thinking è il termine inglese usato per definire il “pensare a comparti stagni”. Io ho utilizzato molto il “silo thinking” in momenti in cui i problemi da affrontare erano troppi e i rischi di non trovare soluzioni altissimi. Il riferimento è dunque molto personale, ma è anche un po’ la storia del disco e dei brani. Ho lavorato in modo da trovare per ognuno di loro una soluzione particolare, come se ogni episodio qui presente fosse un comparto stagno, anche se poi inevitabilmente (sia nel caso del disco che nella vita) ti rendi conto che le metodologie per trovare soluzioni, spesso, sono le stesse.”  Descrive così Paolo Cantù la propria avventura col nuovo disco, più di trenta minuti di ricerca, protesta, amaro ricordo ed estro creativo infinito; e così il mago Makhno si destreggia autonomamente fra chitarra, basso, batteria, clarinetto, elettronica e nastri, inscenando un disco di avant-noise, rock acidulo, senza negarsi sprazzi di industrial e contaminazioni storiche.
Canzoni-manifesto che filtrano avidità, forza, rabbia e urgenza: quello di Makhno non è un urlo aperto -come l’opera estrema di Iriondo col suo Irrintzi- piuttosto un’implosione interiore, selvaggia e sintomatica di un disagio sociale attualissimo, di una non- Storia lacerata, da nomi, luoghi e persone. Dalla liquida e ipnotica ”Remember” che ricorda la Congiura delle polveri del 1605 (fallito complotto progettato da un gruppo di cattolici inglesi a danno del re Giacomo I d’Inghilterra) in mezzo a lidi free-jazz distorti e psichedelici, ai ritmi à la Ulan Bator de ”La Makhnovtchina”, inno della resistenza anarchica ucraina guidata dall’irriducibile Nestor Makhno. Il post-industrial di ”Ulrike” si fa spasmodico e acido nel ricordare la giornalista e terrorista tedesca Ulrike Marie Meinhof. Zena” è un dipinto coloratissimo che racconta degli scontri avvenuti a Genova il 30 giugno 1960 contro il congresso fascista organizzato in città. Spettri rock ed esaltanti drone di chitarra riecheggiano un passato difficile in cui Cantù sembra sentirsi ancora prigioniero. La voce del compianto Stiv Livraghi, fondatore dei Tupelo, entra palpitante nell’oscuro turbinio carnale di ”Stiv”, marziale saluto all’amico scomparso nel 2000 in seguito ad un drammatico incidente stradale. Atmosfera tesissima per ”Father and Son”, un post-rock abrasivo e rumorista mentre gli otto minuti de ”La fine della storia” ricordano un desert-blues tiratissimo e vorticoso. La conclusione è affidata a ”Custer” che vede il primo e unico apporto esterno, quello di Federico Ciappini (ex Six Minute War Madness) che qui regala una voce narrante, fra allucinazione e violenza, per una nervosissima confessione a cuore aperto sulla feroce battaglia di Little Big Horn. Ai più potrà forse suonare come un impasto fra Massimo Volume e Offlaga Disco Pax… niente di tutto ciò: c’è una disperazione alienata e straziante, un sarcasmo tombale che avvicina il recitato di Ciappini a un violento assalto sonoro del miglior Carmelo Bene.
Quello creato da Makhno/Cantù è un fiume in piena, le cui acque straripano fra rock industrial sperimentale e noise, ma quel noise bello, fatto di chitarre sferraglianti un po’ Shellac un po’ Suicide. È anche un fiume di satira incattivita e tagliente a metà fra Pere Ubu e Jesus Lizard, incastonato in un’atmosfera ossessiva e meccanica. Silo Thinking è un album intenso e nervoso, come solo un album politico sa essere, con la sua voglia di partecipare e vivere l’obbligatorietà di una scelta. Fare politica è questo e la bellezza di prendersi la libertà di pensare e agire seppure stanchi e delusi da una società vecchia, arcigna e arida. Per concludere questo viaggio all’insegna della destrutturazione sonora e degli idealismi simbiotici, vi lascio alle parole di Ciappini nel finale dolcemente straziante di ‘Custer‘: ” Sento che noi siamo così Paolo, circondati e senza alcuna speranza di salvezza, e ciò nonostante valorosamente ci battiamo……noi discendiamo dagli dei e abbiamo il coraggio, la volontà, la forza delle nostre idee e conosciamo l’amore, l’amore che è una cosa meravigliosa, che è una cosa viva, che è una cosa immensa, come la nostra vita, come le nostre donne, come le nostre musiche e le nostre grida Dammi due pistole Paolo, che voglio morire come il Generale Custer”.  

Beatrice Pagni 

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domenica 2 dicembre 2012

MAKHNO - NUOVE RECENSIONI, NUOVO LINK STREAMING

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NUOVE RECENSIONI:
BASSIFONDI Postfanzine

Pressoché inconsistenti sono le probabilità, che tale disco di Paolo Cantù, in arte Makhno, venga apprezzato, appurato e ‘viaggiato’ lungo tutti i suoi sentieri, allo scadere di un solo primo ascolto, di una sola prima impressione. Tanto quanto inconsistenti risulterebbero i tentativi di elencare le varie e intricate motivazioni, per cui l’ascolto di “Silo Thinking” (Hysm? / Brigadisco Records / Wallace Records / NeonParalleli, 2012) risulta meravigliosamente invadente e coinvolgente. Un album, che dato il forte interesse e fascino che suscita, incita alla scrittura e, ancor più, ad approfondire la vicenda Makhno, nei suoi risvolti non prettamente musicali, ma, più largamente, politici. Perché sembra proprio un risveglio improvviso di coscienza, quello che porta alla nascita di un disco di tal tipo; un risveglio dal sozzo sudiciume della (ir)realtà storica contemporanea. Un risveglio di coscienza, che permette di tessere un paragone con il percorso rabbioso, intrapreso dai Fuzz Orchestra, ma le similitudini, ritornando sui nostri passi e concentrandoci su un discorso musicale, terminano qua. Tuttavia, non sembra a noi minoritaria l’importanza, che andrebbe dedicata a tale sfaccettatura: la musica, che, in tempi di crisi esistenziali, si riappropria dei contenuti per dar vita a un fuoco fatuo, con cui poter incendiare le macerie abbandonate di quegli ideali, che le convenzioni di un passato opprimente hanno portato allo stato di ultimo degrado. “Ecco, io, spesso, mi sento così, sento che noi siamo così, Paolo. Circondati e senza alcuna speranza di salvezza, e ciò nonostante, valorosamente, ci battiamo con l’eccezione che i nemici non sono i coraggiosi Sioux, bensì una massa di stupidi, di ignoranti, di pecore, che obbediscono per paura. E sono pigri e indecenti e servi.” Poesia politica, futurista e popolare.

THE WHITE SURFER
E' praticamente impossibile parlare di Paolo Cantù senza tracciare un parallelo con la carriera di uno dei suoi più longevi compagni di viaggio, Xabier Iriondo: entrambi sulla scena musicale da oltre vent'anni, durante i quali hanno dato vita a molte delle band cardine dell'underground nazionale, dagli Afterhours ai Six Minute War Madness, dagli A Short Apnea agli Uncode Duello, passando per un'infinità di progetti minori; entrambi giunti all'esordio in solitaria solo ora, peraltro dopo un'anticipazione condivisa nel decimo ed ultimo volume della Phonometak Series, in cui gli artisti si spartivano i due lati del 10".
E' invece impossibile per me fare un confronto tra il disco in questione ed "Irrintzi", l'album di Iriondo, che non ho ascoltato. Cosa che non mi impedisce comunque di tessere le lodi di questo eccellente "Silo Thinking": c'è molto delle esperienze pregresse del nostro Makhno, a partire dai clangori industrial della chitarra (ecco i Tasaday) che spesso e volentieri si lancia in sferraglianti progressioni noise memori degli Shellac (Remember) e dei Novanta più noise e math.
Esplicito il messaggio politico sin dalla scelta del moniker, preso in prestito all'anarchico ucraino Nestor Makhno al quale è dedicata una versione noise - e qui L'Enfance Rouge ha fatto scuola - dell'inno La Makhnovtchina, e che continua con le successive Ulrike (Meinhoff, della banda Bader-Meinhoff), proto-techno a suon di drum machine e sei corde, e Zena, racconto antifascista d'epoca in dialetto genovese immerso in un delirio di percussioni e destrutturazioni chitarristiche (e qui sbucano le sperimentazioni degli A Short Apnea). Paolo Cantù si occupa di tutto: chitarre, basso, batteria, voce, drum machine, clarinetto, nastri. Campionamenti vocali a parte - tra i quali spicca il commovente omaggio all'amico Stiv Livraghi, frontman dei Tupelo e dei Playground (band dalle quali nacquero i lodigiani Satantango) morto in un tragico incidente d'auto - l'unico contributo esterno è quello di Federico Ciappini dei Six Minute War Madness nella trascinante (a onor del vero, i primi Massimo Volume potrebbero chiedere i diritti d'autore), conclusiva Custer, vera e propria dichiarazione di guerra alla mediocritocrazia oggi imperante.
Non corre invece il rischio di essere mediocre Cantù, che ci regala un album riuscitissimo nonché ottima sintesi di una carriera che pochi, in Italia, possono vantare.
Alessandro Gentili

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lunedì 12 novembre 2012

MAKHNO - INTERVISTA SODAPOP

MAKHNO - Paolo Cantù, soltanto io, da solo.
Paolo Cantù si è fatto le ossa in seminali gruppi dell'industrial italiano all'inizio degli anni '80, ha suonato la chitarra nella primissima formazione degli Afterhours, è stato parte di un gruppo fondamentale per la musica sperimentale come A Short Apnea, ha militato in Six Minute War Madness, Uncode Duello, EAReNOW e in un'infinità di altri progetti, di cui ci siamo spesso occupati. Chiusi tutti i precedenti capitoli, quest'anno la sua storia è ripartita con un nuovo nome, Makhno, e un album, registrato in quasi completa solitudine, che è da annoverare fra le cose migliori uscite nel 2012: Silo Thinking è un'opera intensa e complessa, diretta ma non facile da circoscrivere in tutte le sue molteplici diramazioni. Abbiamo voluto saperne di più e, già che c'eravamo, ne abbiamo approfittato per ripercorrere le tappe della sua carriera. 

lunedì 22 ottobre 2012

MAKHNO - RECENSIONE DISTORSIONI Rock e Altri Suoni

Una sperimentazione sincopata e deragliata che si nutre di scorie noise, avanguardia elettronica, art rock, rivoli di blues deviato e torbido. Il primo lavoro solista di Paolo Cantù, musicista di provata esperienza, sulla scena undeground da oramai oltre un ventennio, risulta essere fedele al moniker scelto: emblema di anarchia e fedeltà incondizionata al proprio istinto -se vogliamo essere precisi- alla parte più selvaggia e svincolata nascosta nel proprio io. Tutti gli otto brani dell'album trasudano impellenza, voracità, frenesia creativa e allo stesso tempo sono fluidi e reattivi nel gioco instancabile delle libere associazioni. Abozzi di astrattismo neo primitivo come palpiti di viscerale, arcana reazionarietà, incontrollabile forza vitale. Convergono in "Silo Thinking", con omogeneità sbalorditiva, le innumerevoli incarnazioni e le sfaccettate complessità di Cantù: le abrasività vintage e rumoriste di Six Minute War Madness; i tapes recording di A Short Apnea; le intensità e il nervosismo strumentale da simbiosi interattiva e ricerca sonora  espressi in Uncode Duello; la cinematica industrial e tribale dei Tasaday.
Le impalcature ritmiche, i pattern rumoristi destrutturati e continuamente sovrapposti e stratificati, spesso dissonanti e costruiti su tempi irregolari, danno luogo ad una dimamica di interazioni, si irrobustiscono e pulsano, lasciano sempre impensabili spazi all'armonia di fondo, ad un ideale unitario. Custer, Zena, La Makhnovtchina sono decisamente inni di orgoglio e vigorosa autonomia identitaria che richiama la sferzante satira dei Pere Ubu e allo stasso tempo si riaggancia a trame di nientificazione metaforica che i Tasaday avevano eletto a bandiera ideologica. Ulrike, Father and son intrecciano la meccanica del disfacimento e dell' abbruttimento urbano con la resistenza tribale e ostinata. Sembra una lotta impietosa quanto eroica contro la spersonalizzazione. Poi c'è un meraviglioso omaggio ai Tupelo di Stiv Livraghi con la palpitante Stiv: oscura, graffiante, sanguinante e sporcata dei riverberi blues del clarinetto e dalle percussioni carnali e primitive.  Remember e Fine della storia si imbevono nell'essenza liquida e simbolista di Beefheart, sono corse forsennate di ricerca dell' essenziale, impregnate di vibrazioni e intuizioni che raccolgono riflessi di inesprimibile e intraducibile, scariche adrenaliniche, confluenze di caos riflesse da una eclettica lente deformante e da un indicibile istrionismo arty. Un disco assolutamente originale ed unico, spiazzante e inaspettato. Se esistesse un ipotetico tavolo delle scommesse in nero dedicato all'alternativo di maggior pregio ci punterei tutto, pure la biancheria intima.
Romina Baldoni

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venerdì 12 ottobre 2012

MAKHNO - RECENSIONE TERAPIE MUSICALI

""Silo thinking" è il termine inglese usato per definire il "pensare a comparti stagni". Io ho utilizzato molto il "silo thinking" in momenti in cui i problemi da affrontare erano troppi e i rischi di non trovare soluzioni altissimi. Il riferimento è dunque molto personale, ma è anche un po' la storia del disco e dei brani. Ho lavorato in modo da trovare per ognuno di loro una soluzione particolare, come se ogni episodio qui presente fosse un comparto stagno, anche se poi inevitabilmente (sia nel caso del disco che nella vita) ti rendi conto che le metodologie per trovare soluzioni, spesso, sono le stesse." Così parlò Paolo Cantù da Monza. Chitarrista per convenzione, suonatore a 360° per passione, orgogliosamente Makhno per scelta di vita, il protagonista delle eclettiche scorribande sonore di Tasaday, Six Minute War Madness, A Short Apnea e Uncode Duello, solo per citare alcuni ensemble musicali a cui ha donato la propria visione sonora, concentra oltre trent'anni di attività in altrettanti minuti spesi per definire in questa opera prima l'essenza e lo stile che ne hanno caratterizzato la carriera, in un continuo ed inesausto slancio creativo votato alla sperimentazione e alla ricerca del suono migliore; convogliato, "catturato", ma subito lasciato (ri)fluire attraverso l'uso controllato dei più svariati strumenti a propria disposizione. SILO THINKING è la conferma di tutto questo. A partire dalla più totale, solitaria autonomia esecutiva con cui la strumentazione è stata trattata. Basso, batteria, drum machines, voci, clarinetti, nastri, le immancabili chitarre, le registrazioni e perfino il mix: tutto qui fa capo al solo Cantù. Tutto parla di e per lui. Ne racconta la storia, confinata probabilmente al di là di quella porta under lock and key che campeggia in copertina. Ricordare diventa lo sforzo utile a ricostruire il proprio percorso. E noi, per farlo, forziamo, apriamo e spalanchiamo quell'accesso così tanto serrato. Con Remember inizia questo percorso intimo, di immagini e sensazioni che si credevano confinate in un angolo della memoria; le atmosfere dei Suicide prendono presto il soppravvento, ma sono potenziate da un intreccio chitarristico dissonante cui sottende una linea di pianoforte che andrà a chiudere questo primo, necessario, brano. Inno della resistenza anarchica ucraina guidata dall'irriducibile Nestor Makhno (da cui deriva il moniker del progetto), La Makhnovtchina diventa cantilenante ed ossessiva nenia tribale, frastagliata, robotica e meccanica, prima di cedere il passo al rock post industriale di Ulrike. Zena "è una cosa che ho trovato in rete, ed è appunto il racconto degli scontri a Genova del 30 giugno 1960 contro il congresso fascista organizzato in città" con un rimando ai migliori Fuzz Orchestra. Il lato A del vinile si chiude con Stiv, il fiero saluto all'amico Stefano "Stiv" Livraghi, leader dei Tupelo scomparso nel 2000 in seguito ad un drammatico incidente stradale. Le infinite possibilità che l'alternanza suono-silenzio regalano ci introducono il tappeto sintetico dell'esasperato dialogo a una voce di Father And Son. Fine Della Storia? No. Unica concessione esterna a questo documento sonoro privato, la voce familiare di Federico Ciappini cresce stentorea nell'impetuosa Custer, conferendole un alto senso di fatale partecipazione e titanica tragicità. Musica carbonara. Meravigliosa. E viva. E immensa. Come la nostra vita. Come le nostre donne. Come le nostre musiche e le nostre grida.
Andrea Barbaglia

Leggi anche su TERAPIE MUSICALI il report del concerto di S.ColombanoQUI
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MAKHNO - RECENSIONE SODAPOP

SODAPOP - MAKHNO / Silo Thinking
Makhno (nome di un anarchico ucraino già usato per una collaborazione fra Nicola Guazzaloca e Francesco Guerri) è il moniker dietro cui si cela Paolo Cantù e già questo fatto, insieme all’immagine di copertina, una porta di ferro chiusa da un lucchetto, ci dice qualcosa sulla poca voglia di apparire del personaggio. Un personaggio che pur avendo militato in alcuni dei gruppi più importanti della penisola, dai pionieri industrial Tasaday alla prima incarnazione degli Afterhours, ai seminali A Short Apnea, a tutte le formazioni più recenti, si è sforzato, riuscendoci, di mantenere un profilo basso, arrivando all’esordio solista appena qualche mese fa nel 10” della Phonometak Series. Ora, se avremo la forza di scardinare quella porta di ferro, ci troveremo al cospetto di uno degli album più intensi degli ultimi tempi, edito in vinile da un quartetto di etichette.
Abbiamo già notato come Cantù sia complementare al compagno di tante avventure Xabier Iriondo e tanto il disco solista del secondo è ricco di ospiti, quanto questo è realizzato in completa solitudine, fatto salvo per un brano. Sempre rispetto a Irrintzi, Silo Thinking è un lavoro maggiormente coeso, frutto di un’operazione di sintesi che si presenta come una tappa importante nella carriera di Cantù, e non semplicemente perché ne costituisce l’album d’esordio. Musicalmente è questo un disco di chitarre sature, mutuate dall’industrial degli albori che, su basi ritmiche ripetitive, si intrecciano con altre, più soniche e melodiche con rari inserti di clarino. Non siamo troppo lontani, per capirsi, dagli Uncode Duello di Tre, ma qua il discorso viene sviluppato e ampliato. Stilisticamente, Silo Thinking è un disco di moderno noise-rock che rifugge la forma canzone, ma che non rinuncia a gettare un ponte verso l’ascoltatore meno avvezzo a questi suoni, grazie a melodie orecchiabili (La Makhnovtchina) e riff di buona presa (Ulrike). Infine, dal punti di vista lirico, è un disco di nomi propri, di persone (Ulrike, Stiv, Custer) e di città (Zena), ognuno dei quali porta con sé parole che fanno incrociare la Storia con la s maiuscola a quella personale, in un dialogo continuo fra passato e presente. Cantù si espone raramente come vocalist: si divide tra cantato e parti recitate, ma più spesso si serve di campionamenti. Le parole sono quasi sempre parole di lotta: la Congiura delle polveri del 1605 ricordata all’iniziale Remember, il canto anarchico de La Makhnovtchina irrobustito dalle chitarre, la voce di Ulrike Meinhof in Ulrike, le manifestazioni del giugno ’60 nel colorito racconto in dialetto genovese di Zena, con un finale epico che dà i brividi. Nella seconda parte sono le vicende più personali a venire alla ribalta, con la voce dello scomparso Stiv Livraghi dei Tupelo in Stiv, la vorticosa Father And Son o l’orgogliosa rivendicazione di Fine della Storia. La summa di tutto, conclusione che lascia aperte mille strade, è nel finale di Custer, con ospite alla voce quel Federico Ciappini che di Cantù è stato compagno nei Six Minute War Madness e occasionale collaboratore in A Short Apnea e Uncode Duello; un personaggio anche più schivo del nostro chitarrista che, le rare volte in cui si concede, fa rimpiangere la sua lontananza dalle scene. Solo a un ascolto disattento questo recitato di cinque minuti su base noise, potrà sembrarvi una copia dei Massimo Volume: Ciappini sfodera un testo ambiguo, in bilico fra delirio d’onnipotenza e sarcasmo nerissimo, spocchia e dolorosa presa di coscienza, interpertato magistralmente, toccando punte di autentica straniazione quando, sul finale, si rivolge direttamente a Cantù con un’invocazione disperata (“dammi due pistole, Paolo!”). Un brano mutevole, che ad ogni ascolto vi parrà significare cose diverse, e che chiude un disco complesso ma bellissimo, assolutamente da avere.

Emiliano Zanotti

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lunedì 1 ottobre 2012

MAKHNO - RECENSIONE BLOW UP


BLOW UP
MAKHNO - SILO THINKING

Canti di battaglia, di lotta alla banalità dell’esistenza, in rivolta contro la passività. Makhno è il progetto solista di Paolo Cantù, ideale fusione di tutte le sue esperienze precedenti ( da Tasaday a Six Minute War Madness, da A Short Apnea a Uncode Duello) in un condensato di idee e emozioni che paiono scaturire dal nucleo stesso della sua personale ispirazione. Registrazioni grezze, operate in totale autonomia e contraddistinte dall’ accurato uso di nastri preregistrati che di volta in volta costituiscono gli elementi narrativi attorno ai quali ruota tutto l’impianto strumentale  (il sample della voce di Stiv Livraghi in Stiv, il frammento cinematografico di Remember), musica di un’anima messa a nudo, autentica e toccante. La Makhnovtchina ha l’incedere della marcia di guerra, la fierezza della giusta causa, dell’opposizione eroica ad un nemico che appare soverchiante ma non invincibile, Ulrike è una nube elettrica che avvolge la voce della Meinhoff in una sorte di evocazione medianica, Zena è una visionaria cronaca di tumulti su una danza macabra di riff distorti e batteria. L’atmosfera è da ultima sacca di resistenza: vivere o morire. Proprio come nelle parole di Federico Ciappini ( l’ex vocalist di Six Minute War Madness) nel brano di chiusura Custer:”…noi siamo così Paolo, circondati e senza alcuna speranza di salvezza…Dammi due pistole Paolo, che voglio morire come il Generale Custer.”

Massimiliano Busti

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martedì 25 settembre 2012

MAKHNO - OUT NOW

Neon Paralleli presenta:

MAKHNO
"Silo Thinking “ 
LP – Neon 01 - 2012 - 8 tracks - 36 min



Makhno è il one man project di Paolo Cantù, Silo Thinking è un vinile 12" ed esce in coproduzione con Wallace, Hysm?, Brigadisco e Neon Paralleli. Silo Thinking è in anteprima streaming dal 24 settembre su Sentire Ascoltare:QUI 
e da ottobre nei negozi con distribuzione Audioglobe 

Presentazione Live il 29 settembre ( live alle ore 20:00) a VILLA MORGANA, via Collada 10, San Colombano (MI),
 con contorno di aperitivo e mostra di Berlikete (dalle 19.00)

NEON PARALLELI PROUDLY PRESENT MAKHNO - SILO THINKING
Makhno is the one-man project by Paolo Cantù. The 12” vinyl  LP is produced by the labels Wallace Records, Hysm?, Brigadisco and Neon Paralleli, out in October and distribuited by Audioglobe
SILO THINKING is in streaming preview on SENTIRE ASCOLTARE web zine 
HERE 

Per saperne di più / for more details:

venerdì 10 agosto 2012

MAKHNO

ANTEPRIMA: MAKHNO - SILO THINKING

Wallace Records, Neon Paralleli, Hysm? e Brigadisco annunciano l'uscita a fine estate del primo album solista di Paolo Cantù sotto lo pseudonimo Makhno. SiloThinking è il titolo, Lp il formato.
In anteprima il  brano Stiv

Wallace Records, Neon Paralleli, Hysm? and Brigadisco announce  the release in late summer of the first solo album entirely played and recorded by Paolo Cantù, under the moniker Makhno. Silo Thinking is the title, and LP is the format.
Preview of the track Stiv


mercoledì 27 giugno 2012

SIX MINUTE WAR MADNESS 
IL VUOTO ELETTRICODOWNLOAD

Il Vuoto Elettrico, secondo CD dei SMWM, pubblicato nel 1997 da Jungle Sound Records ed attualmente esaurito. Scaricabile gratuitamente nelle versioni Mp3 320 kb e FLAC.

Il Vuoto Elettrico, the second SMWM CD, released in 1997 by Jungle Sound Records. Out of stock. Free Download Mp3 320 kb or FLAC.

scarica qui/download here 


martedì 1 maggio 2012

LETTURE CONSIGLIATE (VOL 2)

SVILUPPI INCONTROLLATI
BLOOM MEZZAGO CROCEVIA ROCK
a cura di Aldo Castelli e Massimo Pirotta - VOLOLIBERO EDIZIONI
Il libro che celebra i 25 anni del leggendario Bloom di Mezzago























www.vololiberoedizioni.it
QUI puoi leggere il mio contributo al libro
QUI puoi scaricare l'album (mp3 320kb) BLOOMLIVE VOL 1



LETTURE CONSIGLIATE (VOL.1)


























Scarica QUI

martedì 20 marzo 2012

PHONOMETAK SERIES # 10


NUOVA E ULTIMA USCITA DELLA SERIE PHONOMETAK.
ORA DISPONIBILE 10”  IN VINILE , 10 €
NEW AND LAST ISSUE OF THE PHONOMETAK SERIES
NOW AVAILABLE VINYL 10”, 10€



SIDE A - PAOLO CANTU’        
HULJAJPOLE                  3:15         
THE BIG BOUNCE           4:47         
COSMETIC COSMIC CITY 3:15         
ITYOP'IYA                      2:10         

SIDE B - XABIER IRIONDO          
THE 78RPM LEGACY          6:34                  
ELEKTRAPHONE ETA EUSKALDUNEN PILOTA JOKOA          5:34   

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